Gallo Forcello

Notte fonda, saltellando sulla traballante strada forestale che sale verso la Paganella, muniti di regolare permesso, raggiungiamo uno spiazzo dove lasciare il fuoristrada per avventurarci a piedi nel territorio degli orsi.
Poco prime delle 4 di mattina i capanni fotografici sono pronti, uno per capanno, in modo da non avere nemmeno la tentazione di parlare.
In silenzio si preparano le macchine, gli ultimi controlli ai serraggi del cavalletto e alle impostazioni della macchina fotografica.
Si aprono leggermente le finestrelle, si butta fuori l'obbiettivo e si aspetta. I capanni offrono un buon isolamento dall'aria esterna e così, complice anche le temperature gradevoli di questi giorni, si gode persino di una parvenza di comfort.
Poco dopo arrivano svolazzando proprio sopra di noi, quindi si buttano un po' più lontano, sul prato ad una trentina di metri... è ancora buio ma le macchine fotografiche fanno quasi miracoli!

Poi arriva la luce, solo luce, ma già si scorge qualche dettaglio in più.


Il sole ormai illumina le cime del Brenta di fronte a noi.



Anche un maschio immaturo si mette ad osservare lo scontro tra i due maschi scesi nell'arena... sta cercando di imparare e capire che cosa lo aspetta raggiunta la maturità sessuale.
Grazie alla sua posizione sopraelevata è il primo ad essere raggiunto dalla luce solare diretta.


I maschi nell'arena sono ancora all'ombra e, purtroppo, si sono allontanati, portandosi ad una 60ina di metri dal nostro campo. Inutile dire che i capanni ora non si possono spostare, dobbiamo accontentarci (ed è un bel accontentarsi!)





Il giovane rampollo rompe gli indugi e, a pedone, si porta nell'arena... ma viene decisamente ignorato dagli adulti.


Lo spettacolo si esaurisce, ormai siamo sul finire della stagione degli amori, tutti e tre prendono il volo e si allontanano, li sentiamo cantare ma sono davvero molto distanti. Aspettiamo ancora un po' e poi liberiamo il campo.

Girando per i prati localizziamo un crociere in lontananza. Altri si sentono cantare assieme alle cince more, ma sono nascosti tra i mughi.


Le marmotte invece sembrano abituate al disturbo antropico e si lasciano ammirare tranquille, almeno sinché si resta a distanza di sicurezza.


Cursio l'atteggiamento colto: immagino la giovane marmotta chiedere: "ma quelli lì chi sono?, cosa vogliono? perché stanno li a guardarci?" e l'adulto guarda verso di noi per porgere l'orecchio e sentire le domande e per decidere che cosa rispondere.




La mattinata si fa sempre più grigia, le nuvole avvolgono le montagne circostanti, ed anche la cima Canfedin finisce immersa nelle nubi. Sotto di noi, sulla valle dei laghi illuminata dal sole, maestosa passa un'aquila.



Una cincia more, tra i rami, si gode invece il lauto pasto catturato.



... e così si chiude anche questa avventura, ringraziando gli esperti compagni di appostamento!!!

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