Lofoten

All'indirizzo http://www.naturalphoto.it/viewtopic.php?f=11&t=276 trovate un diario di viaggio per andare a fare un giro alle Lofoten. Se vi piace l'avventura, andateci, è un viaggio che vale davvero la pena fare.
Se volete qualche consiglio in più, scrivete qualche commento qui sotto

Siccome naturalphoto sta chiudendo... sposto qui il resoconto di viaggio che troverete subito dopo il salto



Lofoten in Norvegia.

Non sono comodissime da raggiungere dall'Italia: servono almeno tre voli che nel mio caso sono stati Venezia - Copenhagen, Copenhagen - Oslo, Oslo - Bodo.
Dall'aereo, in fase di avvicinamento a Bodo, già si intravede quale sarà l'andamento di coste e strade che mi aspetta.


Le Lofoten sono infatti delle isole di medie dimensioni dalla costa particolarmente frastagliata con forti insenature sullo stile dei fiordi della terraferma.
Si arriva a tarda sera... ma, siamo a giugno, tarda sera è in realtà pieno pomeriggio da un punto di vista della luce, la notte non esiste proprio e, solo perché una gelida pioggerella bagna la terra, mi è impossibile assaporare sin da subito l'emozione del sole tutto il giorno. Poco male, più un piatto si fa attendere, più l'impazienza lo rende interessante e desiderato.
Bodo è un porto di piccole dimensioni con appiccicato un grande paese che funge da collettore per il traffico verso la punta più meridionale dell'arcipelago delle Lofoten.


A Bodo non resto molto, il mattino dopo già sono in viaggio con il traghetto per Moskenes.
L'attracco in realtà è abbastanza distante dal paese per cui si parte in corriera (il paesino dove ho prenotato l'alloggio per la permanenza sull'isola è abbastanza distante) così da fare un bel giro panoramico per tutti i paesini dell'isola.
Moskenes e il suo sobborgo Reine sono poco distanti dal porto e sono... mozzafiato, il panorama con monti, acqua, nuvole e le casette rosse tipiche del luogo, casa dei pescatori nei mesi freddi quando restano a terra, è tanto unico quanto caratteristico e splendido (e forse in una giornata di sole avrebbe reso meno l'idea del freddo che c'è qui nonostante l'estate stia ormai per cominciare).


I paesini che si susseguono (spesso non hanno più di una decina di casette, ma la corriera si ferma ugualmente) sono praticamente uno la fotocopia dell'altro e solamente le differenze morfologiche della costa li caratterizzano un po'.


Nella marcia di avvicinamento a Stamsund, il paese molto gradevole e con un discreto numero di servizi (ivi compreso un noleggio auto davvero economico, un supermercato dai prezzi ragionevoli che diventano esagerati - 17 euro un kg di ciliegie provenienti, credo via aereo, dagli USA - per frutta e verdura e una stazione di rifornimento) dove ho prenotato la mia casetta, si passa anche per l'entroterra dove il paesaggio cambia radicalmente offrendo dei prati verdissimi (ci credo, con quello che piove...) con fiorellini gialli ad aumentarne la luminosità.


E' proprio nel tragitto interno che mi capita di assistere ad un contrattempo che la dice lunga sulla generosità e tranquillità degli abitanti dell'isola: durante una sosta, un ragazzo che viaggia sulla corriera, dimentica al bar il cellulare che aveva messo in ricarica. Se ne accorge che si è ormai partiti da almeno un quarto d'ora e ne parla all'autista. Questo si ferma lungo la strada, scende, ferma un automobilista che stava procedendo in direzione opposta alla nostra, gli spiega la situazione, il ragazzo sale sull'auto che lo riporta al bar, recupera cellulare e caricabatteria e lo stesso automobilista lo riporta alla corriera per poi rigirarsi e riprendere la sua strada. Il ragazzo risale in corriera, l'autista si scusa con i viaggiatori per il contrattempo e riprende il percorso...
Sono purtroppo situazioni che nella loro banale naturalità da noi non avvengono più perché abbiamo tutti una fretta del diavolo... ed è un gran peccato.
A Stamsund, sul tetto di una delle casette vicino al porto, seguendo il volo dei gabbiani, noto un nido e, arrampicandomi per quanto mi è possibile su una collinetta li vicina provo a sparare alcune foto.
Purtroppo l'ora è tarda, ma questo non sarebbe nemmeno un gran problema visto il posto dove sono, se non fosse che ci sono sempre delle nuvole in cielo e spesso si viene sferzati da una leggera ma fredda pioggerellina.


Girando per l'isola ci si rende subito conto di quale sia il prodotto tipico della zona:


lo stoccafisso!!! Si trovano strutture d'essicazione come questa un po' dappertutto lungo la costa. Sono a livelli diversi di essicazione, alcune sono già vuote, altre invece hanno il pesce ancora fresco, la maggior parte sono a metà della lavorazione. Il prodotto viene poi diviso in due: il corpo del pesce viene venduto soprattutto in Portogallo, le teste invece vanno in Africa.
Tra i paesi da visitare assolutamente vi è Henningsvager che, esagerando parecchio, le guide indicano come la Venezia delle Lofoten. E' un bel paese, come tanti sull'isola, con la particolarità di essere tagliato in due da un canale abbastanza largo che fa da porto sulle sue sponde.


Nota dolente invece per quanti sono affascinati dal genio creativo che contraddistingue gli uomini quando si dedicano alla rappresentazione del sacro: la chiesa più importane che si incontra, di fede protestante, ha l'ingresso chiuso ai visitatori: si entra solamente a pagamento.... grazie, sarà per un'altra volta.


Il posto migliore per godere del sole di mezzanotte? ovviamente, tempo permettendo, una spiaggia in direzione ovest, aperta verso il mare del nord. La spiaggia c'è, il posto, Unstad, è pure carino e, sorpresa, nel campeggio del posto, unica struttura ricettiva, il proprietario fa persino servizio di ristorazione (meno male, cominciavo a perdere le speranze quel giorno, sembrava che in nessun paese ci fosse un ristorante di qualche tipo aperto e funzionante).
Il proprietario del campeggio è davvero un personaggio. Francamente non ricordo come si chiami, ma di sicuro in sua compagnia non ci si annoia. Sulla struttura principale del campeggio, come si vede nel particolare ingrandito nella foto, campeggia un palco di renna del valore di svariate migliaia di euro (ebbene si, se ne è vantato parecchio anche perché sembra essere stato uno degli ultimi a comperarlo legalmente, prima che l'acquisizione e la vendita di tali trofei venisse vietata... ed anche questo ne ha fatto lievitare il prezzo).


All'interno, nel suo studio, la sorpresa che ci ha svelato: oltre al campeggio lui è proprietario anche di un museo che raccoglie strumenti di pesca antichi in uso in Norvegia e sulle isole. I pezzi che non sono in quel museo che lui apre al pubblico, sono in un altro museo privato a suo uso e consumo mentre i pezzi in "entrata ed uscita" ossia appena recuperati, in fase di restauro o doppioni che vuol vendere, sono lì, nel suo ufficio al campeggio. Entrare è come trovarsi nella tana del capitano con oggetti di varie grandezze appesi un po' dappertutto in una specie di caos artistico. Dopo un po' che parliamo se ne esce con uno strumento in legno, a vederlo avrà almeno un centinaio d'anni. E' una specie di uncino e mi spiega che veniva utilizzato per tirare i pesci a bordo delle barche durante le battute di pesca. Di sorpresa in sorpresa il tipo mi piazza lo strumento in mano e mi dice "it's for you, I give you, it's a great present"... Un grande, non posso definirlo in altro modo, per cordialità, simpatia, chiacchera, generosità ed anche un po' di egocentrismo, non posso che ricordare con piacere lui e la sua famiglia di surfisti del nord (pensavate che lì, su una spiagga esposta alle intemperie del mare Artico si dedicasse solamente a gestire il campeggio?).


Manca poco a mezzanotte e così mi sposto sulla spiaggia... ancora una volta il celo si riempie di nuvole ma comunque parte una raffica di fotografie. Tra tutte ho scelto quella qui sopra non perché sia la più bella, ma perché rende meglio l'idea della quantità di luce che c'è, le altre invece, con il sole presente e basso all'orizzonte, sono dominate dai rossi dei tramonti e, sebbene più gradevoli, rendono meno l'idea (ovviamente ... ma sarà una sorpresa!!!).
Altro giro, altro regalo: questa volta mi sposto sulla costa verso il continente e mi infilo nel Nusfjord. Qui incontro un bel esemplare di casa tipica... con il tetto ricoperto d'erba. Se ne trovano in più punti, non sono diffusissime ma nemmeno così difficili da trovare, probabilmente il manto erboso sul tetto aiuta a trattenere il calore anche se rende più difficile lo smaltimento della neve che vi si deposita sopra nei lunghi e bui inverni.


Osservando la vita nella sua quotidianità è interessante vedere la simbiosi che s'è instaurata tra l'uomo ed i gabbiani. No, i gabbiani non vanno a rovistare nelle discariche come purtroppo sempre più spesso si vede in altri posti, semplicemente attendono, con impazienza ed urlando un po' per allontanarsi a vicenda


che gli uomini buttino i resti della lavorazione del pesce a mare, dove si scatena la vera lotta per accaparrarsi il cibo (per fortuna il pesce è già morto, vista la forza con cui tirano i brandelli di pelle per impossessarsene).


Sto andando lungo, forse vi state stufando ma ormai ci siamo, manca poco alla fine ed al ritorno. Prima però una fotografia panoramica del posto dove mi son fermato a dormire


e del museo vichingo, costruito secondo l'architettura delle case villaggio in uso agli stessi, con relativa nave altrettanto vichinga (a Borg).


Tanto l'uno quanto l'altra sono ricostruzioni. Gli stessi oggetti che si trovano all'interno del museo sono per la maggior parte copie di oggetti autentici. Come italiani non siamo abituati e pensiamo ai musei come a punti di raccolta di oggetti autentici e quindi inizialmente si è tentati di attribuire poco valore al museo stesso ma... ma c'è un risvolto positivo: poiché sono copie il sistema è molto tollerante: ci si può sedere alla tavola del gran capo, provare il suo elmo e brandire la sua spada mentre per il pranzo, all'interno del museo e direttamente sul focolare, donne in costume tradizionale preparano, per chi vuole, dei manicaretti in perfetta cucina tradizionale vichinga. Purtroppo il mio tempo è contato e quindi non mi è possibile assaporare il cibo...
E' il momento di rientrare, lungo la strada che riporta a Moskenes ed al traghetto c'è ancora un attimo di tempo per catturare un esempio della viabilità tipica dell'isola: questa strada, che sembra un serpente marino della tradizione orientale, si trova nei pressi del bivio per Finnbyer.


Così il giro è finito e si rientra a Bodo con il rammarico di non aver mai visto il sole a mezzanotte: c'è sempre stata almeno una nuvola di troppo (in realtà ha piovuto praticamente quasi tutti i giorni, anche se mai con intensità tale da impedire gli spostamenti). Domani mattina c'è l'aereo, si va a cena fuori e poi un giro per Bodo, quand'ecco che una serata perfettamente limpida si prospetta all'orizzonte e così


Certo il panorama è quello che è (di fronte a Bodo c'è la zona industriale) però vedere il sole che ad un quarto a mezzanotte si infila da sinistra dietro a quel promontorio a forma di dente per poi riemergere sul lato destro a mezzanotte ed un quarto circa è stata davvero un'emozione!!!

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